Agosto a New York

un primo viaggio a New York nel febbraio 2006 ho deciso di passarci anche tutto agosto. La mia guida Lonely Planet diceva che agosto è calduccio, intorno ai 28°C, e che i new yorchesi non perdono occasione di scappare al mare o in montagna appena possono. Ai turisti, invece, veniva consigliato di mettersi la crema solare e di godersi New York. Temperatura massima odierna: 39°C

lunedì, agosto 14, 2006

SoHo

Il quartiere di SoHo, cioè la zona a sud di Houston St. (pronuncia newyorkese AU-STON e non iuston), rimane il quartiere chic per eccellenza. Lo si capisce dall’alta concentrazione di negozi top come Prada, Calvin Klein, Steve Madden, Banana Republic, Victoria’s secret, l’Apple Store, Louis Vuitton, Sephora,… e di prezzi esagerati dei bar. Nonostante tutto nei posti più plebei (leggi: non stilisti di alta moda) si potevano anche trovare dei begli affari. Da Victoria’s Secret, la marca più famosa al mondo di lingerie femminili che non ha un solo negozio in Italia, davano 6 prodotti per il corpo a $30, cinque mutande di cotone per $25 più varie occasioni di reggiseni, perizoma e mutande nella sezione clearance.

L’ultima cosa che mi aspettavo era proprio di trovare la mia taglia in una catena di intimo visto che in Italia già con una quarta da Intimissimi ti guardano come se fossi una balena. Invece c’era la L e la XL. Di alcuni modelli entravo nella L, di altre nella XL.

Tantissime le cose nel reparto cura del corpo: bagnodoccia, creme per le mani, creme per il corpo, spray profumati, saponi liquidi,…in diverse e gustose combinazioni (circa 10) tra cui fragole&champaigne.

Apprezzo che tengano la mia taglia anche dei completi più liceziosi inclusi i grembiulini sexy, i corsetti e le giarrettiere ma penso che una persona della mia stazza in quelle mise sia molto ridicola (salvo per gli appassionati del genere obeso)

Mentre la commessa passava i prodotti alla cassa apparivano gli importi originari dei vari articoli e alla fine dava come totale $180, mentre premendo il magico tasto degli sconti si è ridimensionato a $72 (e con esso la mia tachicardia).

Poi ho attraversato la strada e mi sono infilata al Levi’s Store (pron. LIVAIS STOR) tanto per vedere se nella trendissima SoHo (dove tutti sono magri perché modelli o impiegati nel fashion business) tenevano la mia 34 di jeans.

La commessa che mi ha servito, Nicole, era piccola e magra, nera, con i dentoni separati, un berrettino alla Castro, jeans attillati e Converse ai piedi. Le ho spiegato che genere di jeans mi piacciono anche se non ero entrata per comprare, mi ha chiesto che tipo di tessuto preferisco (come se fossi abituata a scegliere ANCHE il tessuto con la mia taglia!) e poi mi ha messo in mano due paia di pantaloni. Sono andata in camerino (fitting room) a provarli ma mannaggia questi negozi di moda giovane che puntano molto sull’architettura degli interni! I camerini erano costituiti da tende circolari (che grazie a Dio toccavano terra) e ho avuto anche la fortuna di capitare nell’ultima così avevo ben due pareti solide. Se uno perde l’equilibrio mentre è in una delle tende centrali cade in mutande in quella del vicino. Che imbarazzante (how embarassing)!

Delle due paia che ho provato solo una mi andava bene (entravo in tutte e due ma una aveva la gamba corta) allora l’ho presa perché l’etichetta era solo $34.50. Tenuto conto che in Italia un paio di jeans costa non meno di €50, e di sicuro non della Levi’s, ho deciso di farmi l’ennesimo regalo. Alla cassa invece ho scoperto che erano in saldissimo e quindi con $12.17 mi sono portata a casa una paio di jeans nuovi. E brava Nicole!

Per la prima volta in 23 anni sono uscita da un negozio di jeans trendy con un nuovo acquisto senza ripetermi che faccio schifo.

1 Comments:

  • At 5:09 PM, Anonymous Anonimo said…

    Signorina, spieghi per cortesia al pubblico che La segue a quanto ammonta la tassa di acquisto a N.Y. Perchè i prezzi esposti sono al netto della tassa. Esempio $ 10 alla fine quanto si pagano ?

     

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